Mostra – DONNE DI TERRE ESTREME2020-06-18T09:59:30+00:00
Loading...

Donne di terre estreme

Sfruttando la peculiarità espositiva di D3082 Caterina Borgato propone tre intensi ritratti, parte della più estesa serie fotografica intitolata Donne di terre estreme.

Questi sguardi, a cui è impossibile sottrarsi, si offrono al confronto superando l’imbarazzo e la barriera della diversità. Tre donne scelte per la loro storia che si è intrecciata, per un frammento, a quella di Caterina e ci portano nell’Etiopia orientale, nella depressione desertica della Dancalia, terra dei leggendari pastori nomadi Afar.

In bilico tra reportage e riflessione intimistica, Caterina scrive e racconta soprattutto di donne che ha incontrato e che l’hanno accolta nei suoi viaggi. Donne invisibili non solo perché lontane geograficamente, ma perché parte di queste terre definite estreme per le condizioni di vita.

In linea con l’ambito di ricerca di D3082, l’installazione intende offrire uno spunto di riflessione sul mondo femminile a partire dalla singolare ricerca dell’autrice, che viaggia in luoghi remoti e riesce, durante il suo lavoro di guida esperta, ad immortalare e restituire a noi questi volti e le loro storie.

Donne di terre estreme offre uno spunto di riflessione sul potere di coesione nel mondo femminile dove le condizioni di vita sono estreme e difficoltose.  Un legame che diventa una vera e propria “sorellanza”, un tacito patto sociale che esiste tra tutte le donne e mantiene in piedi queste società.

***

La Consapevolezza ha il volto di una nomade Afar che porta i segni profondi di un’esistenza dura. La donna è parte di quel piccolo gruppo familiare che ha accolto e ospitato Caterina nel villaggio al termine del suo viaggio di 1.000 Km in bicicletta, in solitaria, attraverso il deserto.

In un altro viaggio, Caterina tonerà in quei luoghi, alla ricerca di queste famiglie, senza riuscire a rintracciarle. Seguendo le proprie necessità, si erano spostate in un’altra zona, alla ricerca di acqua e cibo per gli animali.

***

La Bellezza è quella di una giovane dallo sguardo magnetico, appartenente alla stessa tribù dell’anziana. Partecipe a quel gineceo organizzato attorno alla burra, la casa dei pastori nomadi, dove tutte le donne si riuniscono per gestire le necessità quotidiane: la cura dei bambini, l’approvvigionamento di acqua e di legna, la preparazione del cibo, la cura degli animali (mucche e capre ma non i dromedari, le bestie più nobili e pregiate, la cui cura e mungitura è riservata agli uomini).

Una bellezza misteriosa e inconsapevole che non ha salvato la giovane, morta pochi mesi dopo questo incontro.

***

La senzatetto incontrata nella città santa di Harar, è l’incarnazione della dimensione stralunata del Sogno, il simbolo del diverso o, per meglio dire, del differente, della terra estrema intesa come dimensione mentale, ma anche quella interna alla città stessa che crea distanze e accompagna ai limiti estremi. Nella sicurezza del suo sguardo, fermo e indagatore, si perdono la sua alterità e i suoi indumenti, realizzati con stracci e oggetti raccolti per strada.

la stampa

Scelta assolutamente originale

TuStyle

L’arte no stop

Agenda Viaggi

Occhi aperti e liberi

Ve:News

Le fotografie delle “donne invisibili”

Gazzettino

Luoghi dove vivere sembra essere un atto di coraggio che Caterina ha imparato a conoscere e amare

Artribune

In bilico tra reportage e riflessione intimistica, nelle sue foto Caterina scrive e racconta soprattutto di donne

Italian Network

Sguardi, a cui è impossibile sottrarsi, si offrono al confronto superando l’imbarazzo e la barriera della diversità

La Voce di Venezia

“Consapevolezza”, “Bellezza” e “Sogno” con lo scopo di raccontare la coesione fra le donne

Corriere del Veneto

Allegati

Questo sito web utilizza cookie tecnici per garantire il corretto funzionamento dei servizi. Continuando la navigazione accetti il loro utilizzo. Per maggiori informazioni consulta la Cookie Policy Ok